Promesse
(2025)
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Promesse è una serie articolata in dieci opere a olio e carboncino su tela che attraversa il rapporto tra fallimento, aspettative e trasformazione. Il progetto nasce dall'idea che ogni promessa – fatta a sé stessi o agli altri – contenga già, per sua natura, la propria dissoluzione.
Le opere si muovono in uno spazio di tensione in cui desiderio di appartenenza, ruoli sociali e aspettative entrano progressivamente in crisi. Corpi vulnerabili, architetture interiori e immagini sospese compongono un percorso di disillusione e accettazione, in cui il fallimento non appare come un evento eccezionale, ma come una condizione attraverso cui ridefinire il proprio rapporto con il mondo.
Promesse non offre risposte, ma propone una poetica del dubbio, della ferita e del cedimento come forma di onestà, interrogando ciò che resta quando le narrazioni con cui costruiamo noi stessi smettono di coincidere con l'esperienza vissuta.
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Il prossimo inverno 2025
olio e carboncino su tela 90 x 110 cm 35 7/16 × 43 5/16 inches
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Il prossimo inverno raffigura una serie di corpi distesi al suolo, figure che si confondono con il paesaggio urbano fino a esserne assorbite.
La pittura diventa il mezzo con cui osservare ciò che accade quando una persona smette di essere riconosciuta come tale, sospesa tra presenza e assenza, come conseguenza della marginalizzazione e della pressione costante all’adattamento; lasciando aperta la domanda su cosa significhi, davvero, essere dimenticati.
Un individuo promettente 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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Un individuo promettente nasce dalla distanza tra il potenziale attribuito e l'identità vissuta.
Il neonato raffigurato è simbolo della promessa infranta, di una condizione che può nascere da un eccesso di possibilità, dove le aspettative e le narrazioni costruite intorno a ciò che avremmo potuto diventare finiscono per intrecciarsi con il modo in cui percepiamo noi stessi.
In questo spazio incerto, la promessa perde il carattere di traguardo, di “dovere verso un’idea di sé”, e diventa qualcosa di mutevole, una possibilità di restare fedeli al proprio sentire più profondo, andando continuamente ridefinendosi con l’esperienza.
I giorni d’ore 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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I giorni d'ore mette in relazione il corpo e il lavoro come luoghi di costruzione dell'identità.
Un corpo nudo giace accanto a un cumulo di abiti da lavoro, in una scena dove il confine tra scelta, necessità e appartenenza rimane ambiguo.
L'opera mostra il rapporto tra tempo, produttività e significato, soffermandosi sulla distanza che può aprirsi tra ciò che siamo e i ruoli che abitiamo ogni giorno.
Il compositore di vuoti 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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Il compositore di vuoti prende forma attorno all'idea dell'assenza come presenza attiva.
Un pianoforte capovolto e le mani che riproducono le prime note di Gymnopédie No. 1 di Erik Satie nel vuoto, costruiscono un'immagine sospesa tra silenzio e impossibilità.
L’opera attraversa i meccanismi capaci di trasformare ogni spazio di possibilità in un vuoto minaccioso, invitando a riconoscere la crudeltà che esercitiamo su noi stessi e a chiederci cosa sarebbe successo se avessimo avuto il coraggio di ascoltare quel silenzio, invece di riempirlo di paura.
Il peso 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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Il peso mostra un corpo schiacciato tra due grandi blocchi, incapace di sottrarsi alla pressione che lo sovrasta.
L'opera mette in relazione il corpo con le forze – visibili e invisibili – che modellano l'identità contemporanea: aspettative sociali, dinamiche economiche, ruoli sessuali e identitari, il dover essere per poter dimostrare; esplorando quella soglia in cui resistere e lasciarsi andare smettono di essere categorie opposte.
Cattive strategie 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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Cattive strategie mette in scena una partita impossibile. Di fronte a una scacchiera, un uomo nudo dispone di una sola pedina, mentre il suo avversario, un verme rosa, ha tutti pezzi.
Il verme rosa è una figura centrale nel mio immaginario artistico, andando a rappresentare ciò che rimane quando cadono tutte le maschere: il nucleo più profondo, fragile e autentico dell’essere umano.
La scena trasforma il linguaggio della strategia in quello dell'incertezza, mostrando il rapporto tra controllo, vulnerabilità e conflitto interiore.
L’abisso 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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L'abisso nasce da un momento ordinario: il risveglio. In quell'intervallo tra il sonno e la veglia, il corpo sembra confrontarsi con uno spazio interiore vasto e profondo come l’oceano.
L'opera trasforma un gesto quotidiano in una soglia, dove l’alzarsi dal letto diventa metafora della lotta per trovare senso, energia, direzione.
Labirinto 2025
olio e carboncino su tela 100 x 120 cm 39 3/8 x 47 1/4inches
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Labirinto è un’allegoria visiva del cambiamento. Un'opera che rifiuta la narrativa lineare del miglioramento o della “guarigione” per dare invece forma a un percorso frammentato, incerto, fatto di deviazioni, soste e ritorni che non portano mai esattamente al punto di partenza, ma nemmeno a una meta riconoscibile.
Le scale che popolano la scena diventano architetture mentali, movimenti interiori che raccontano un'identità in continuo mutamento, dove salire o scendere non è più rilevante.
L’opera è un invito ad abitare la complessità e accettare che la vera trasformazione spesso non ha direzione né fine, ma si compie nel semplice atto del cercare.
Il fiume 2025
olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches
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Il fiume dà forma a quell’istante in cui la vita si rivela.
L’opera nasce dal desiderio di trattenere ciò che solitamente ci attraversa senza lasciarsi afferrare — il fluire continuo di incontri, gesti, scelte, presenze. Perché il fiume non chiede: prende. Trascina con sé esperienze, persone, parole dette, occasioni perse e atti compiuti; tutto scorre e si confonde nel movimento perpetuo del tempo e della società.
Il fiume è una riflessione sulla fragilità dell’istante e sulla nostra appartenenza al ritmo del mondo, la traccia di quell’attimo in cui ci riconosciamo nel movimento universale, prima che la vita riprenda il suo fluire.
I tuoi occhi blu mi guardano fallire, ancora 2025
olio e carboncino su tela 90 x 120 cm 35 7/16 x 47 1/4 inches
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Con I tuoi occhi blu mi guardano fallire, ancora, affronto la paura di deludere chi ci ama e il senso di colpa nel ripeterlo nel tempo. Due occhi occupano la superficie della tela — gli occhi di mio padre. Nei loro riflessi compare la figura sospesa di un corpo — me stesso.
L'opera interroga il modo in cui lo sguardo degli altri continua a modellare l'immagine che costruiamo di noi stessi. La figura riflessa diventa simbolo di auto-sabotaggio, fallimento e aspettative disattese.