Promesse

(2025)

  • Vale la pena vivere nella menzogna, quando le promesse su cui abbiamo costruito la nostra identità si rivelano illusioni? Quando il continuo inseguimento di equilibrio, successo interiore e pace si rivela un tentativo di automanipolazione per dare senso a una realtà altrimenti caotica, vuota, incomprensibile?

    Promesse è un progetto attualmente articolato in un ciclo di dieci opere a olio e carboncino su tela, che indaga il fallimento come condizione esistenziale e riflette sul senso – e sulla perdita di senso – nel vivere. Attraverso un linguaggio pittorico crudo ed emotivo, compio un atto di autoanalisi, mettendo a nudo le mie vulnerabilità più profonde, che diventano specchio di inquietudini collettive e universali.

    Il progetto affronta senza retorica i temi del fallimento personale, dell’identità sfaldata, dell’autosabotaggio e della dissoluzione nel ruolo sociale, esplorando i margini del disincanto e le crepe nei costrutti sociali che promettono benessere in cambio di adattamento e silenzio. Le opere mettono a nudo una vulnerabilità radicale, in contrasto con la brutalità del mondo esterno, mettendo in discussione l’idea di progresso personale come salvezza, per raccontare invece un ciclo interiore di lotta, disillusione e accettazione.

    Non c'è conforto: Promesse non offre vie di fuga, ma una resa lucida e consapevole.

    In un tempo che premia l’apparenza e l’efficienza, Promesse propone una poetica del dubbio, della ferita e del cedimento come forma di onestà e, forse, di resistenza interiore.

    L’unica promessa mantenuta, quindi, è quella del dubbio.

Il prossimo inverno 2025

olio e carboncino su tela 90 x 110 cm 35 7/16 × 43 5/16 inches

2.600 €

  • In Il prossimo inverno, affronto una delle paure più viscerali e meno espresse: la possibilità di essere dimenticati, esclusi, assorbiti dall’indifferenza collettiva. L’opera raffigura una serie di corpi accasciati al suolo — clochard indistinti confusi tra il paesaggio urbano. Questi corpi non occupano lo spazio: lo diventano.

    In quest’opera rifletto sull’identità, sulla salute mentale e sull’importanza dello status sociale come ancora di visibilità e riconoscimento umano.

    La pittura diventa il mezzo con cui racconto la disumanizzazione progressiva di chi cade ai margini, ridotto a ingombro visivo, a rumore di fondo della modernità. Ma c’è anche qualcosa di più sottile e intimo: una paura autobiografica, una proiezione di me stesso in quell’invisibilità, in quella solitudine estrema. È un'opera che unisce denuncia e confessione, che parla del disagio psichico come conseguenza della marginalizzazione e della pressione costante all’adattamento.

    Il prossimo inverno indaga la paura di essere dimenticati e l’estremo terrore di chi è già stato dimenticato.

  • Non disponibile

Un individuo promettente 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • In Un individuo promettente, do forma visiva a un’esperienza condivisa e al tempo stesso profondamente intima: la sensazione di essere rimasti indietro rispetto al potenziale che altri avevano visto in noi. L’opera è una riflessione sulla paralisi che può nascere da un eccesso di possibilità, sull’identità costruita non per desiderio autentico ma per rispondere a uno sguardo esterno.

    Il lavoro prende origine dal fatto che da bambino mi sentivo “discreto in tutto”, capace in ogni ambito ma privo di un fuoco centrale. Invece di trasformarsi in forza, questa versatilità ha generato incertezza e smarrimento. Essere tutto è diventato il modo più sicuro per non essere niente.

    Con uno sguardo più consapevole, rileggo oggi quella promessa disattesa non come fallimento, ma come trasformazione. Quell’osservatore silenzioso che sono diventato non è una rinuncia, ma un’identità nuova. Un punto di vista che scava, registra e rielabora. La vera promessa, forse, non era il successo, ma la capacità di guardare con profondità.

    La pittura diventa così un atto di riconciliazione: prometto di ricordare, per accettare chi sono oggi.

    Con Un individuo promettente, propongo una visione sulla fragilità non come limite, ma come lente per osservare il mondo. Un invito a riconsiderare la promessa non come dovere verso un’idea di sé, ma come possibilità di restare fedeli al proprio sentire più profondo.

  • Non disponibile

I giorni d’ore 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • In I giorni d’ore, affronto il tema della precarietà esistenziale e del lavoro vissuto come condanna. Al centro della scena, un corpo nudo – vulnerabile, esposto – giace accanto a una montagna di panni da lavoro, simbolo dei ruoli imposti, delle identità sociali preconfezionate, degli obblighi che definiscono il quotidiano. L’assenza della ribellione o dell’appartenenza segna un distacco profondo tra l’essere e il dover essere.

    L’opera nasce da una paura concreta e universale: quella di vivere soltanto per accumulare ore, di trasformare i giorni in sequenze meccaniche al servizio di un sistema che misura il valore in produttività, non in significato e sentimenti. Restituisco il senso di smarrimento e disumanizzazione di chi si sente costretto a scegliere tra la sopravvivenza economica e la fedeltà a sé stesso.

    Il soggetto nudo, privo di maschere e costumi, rifiuta – o forse non è ancora pronto a indossare – ciò che lo renderebbe “utile”, integrato, ingranaggio. È un atto di resistenza contro il compromesso che logora, contro il sistema che premia l’adattamento e punisce l’inadatto.

  • Italia, Firenze, Emozioni d’Arte, Galleria d’arte La Zaffera, 20 dicembre 2025 - 10 gennaio 2026

    Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025

Il compositore di vuoti 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • Il compositore di vuoti è un'opera che nasce da una sensazione costante e inafferrabile: quella dell'assenza. Un’assenza che non si limita a essere mancanza, ma che diventa presenza invadente, quasi tangibile. Come un vuoto che pretende attenzione.

    L’opera prende forma a partire da un ricordo: l’ascolto, in adolescenza, di Gymnopédie No.1 di Erik Satie. Una melodia che sembra dare voce a un dolore non ancora compreso. Nel quadro, le prime note reali della composizione sono citate fedelmente, con le dita del soggetto posizionate nella corretta postura, nonostante lo strumento sia rovesciato e impraticabile. Un pianoforte capovolto diventa così simbolo di una ricerca impossibile, di un gesto poetico e disperato: suonare il silenzio, tentare il suono dove non può esistere.

    L'opera affronta il tema del fallimento, dell’identità negata, dell’incongruenza tra ciò che siamo e ciò che avremmo potuto essere. Ma è anche un’indagine sulla bellezza del non sapere, del cercare senza garanzia di riuscita, sull’atto umano e vulnerabile del tentare.

    Il compositore di vuoti racconta la mente che riempie il silenzio con pensieri ossessivi, architettando meccanismi di paura capaci di trasformare ogni spazio di possibilità in un vuoto minaccioso. Un invito a riconoscere la crudeltà che esercitiamo su noi stessi. E a chiederci, con onestà:

    Cosa sarebbe successo se avessimo avuto il coraggio di ascoltare quel silenzio, invece di riempirlo di paura?

  • Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025

Il peso 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • In Il peso, raffiguro un giovane corpo intrappolato tra due blocchi imponenti, simboli delle pressioni che gravano sull’esistenza contemporanea. Il soggetto, privo di espressione, ci fissa con uno sguardo vuoto, anestetizzato, come se ogni emozione fosse già stata consumata dal peso stesso che lo sovrasta.

    L’opera si configura come un’allegoria spietata delle tensioni che strutturano la vita moderna: le aspettative sociali, le dinamiche economiche, i ruoli sessuali e identitari, il dover essere per poter dimostrare. Il giovane non resiste, non lotta, non chiede aiuto: rimane lì, tra due forze che lo schiacciano, incapace di reagire. In questo stato di stasi forzata si riflette il fallimento di una promessa ormai tradita: quella di imparare a reggere il peso della vita.

    Il peso racconta una condizione che è tanto individuale quanto collettiva. Il ragazzo potrebbe essere chiunque di noi. Il suo torpore è la conseguenza di un’esposizione continua al giudizio, alla competitività, alla performance costante. Ma è anche il segno della fine di una resistenza: quando il peso non si può più portare, lo si diventa. Non c’è pathos né dramma apparente, ma piuttosto una glaciale lucidità che interroga lo spettatore: quanto possiamo sopportare prima di dimenticare di essere vivi?

  • Italia, Firenze, Emozioni d’Arte, Galleria d’arte La Zaffera, 20 dicembre 2025 - 10 gennaio 2026

    Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025

Cattive strategie 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • In Cattive strategie, metto in scena una partita impossibile: un uomo nudo, vulnerabile e solitario, siede davanti a una scacchiera, solitamente simbolo di razionalità e strategia, diventata teatro dell’irrazionale. Di fronte a lui, il suo avversario: un verme rosa. L’uomo ha una sola pedina, il verme ha tutti i pezzi. La sproporzione è totale, la sfida impari.

    Il verme rosa, una delle figure centrali nel mio immaginario artistico, rappresenta il nucleo emotivo più profondo, fragile e autentico dell’essere umano. Non è un mostro da combattere, né una caricatura: è la parte che teme, che non reagisce, che soffre in silenzio. È ciò che rimane quando cadono le maschere, quando il desiderio di essere “Uomo” – forte, coerente, vincente – si infrange contro la realtà interiore.

    L’opera è la rappresentazione visiva di una lotta interiore eterna e asimmetrica: l’identità che vorremmo costruire contro la natura che ci abita, riconoscendo che il conflitto interiore non si risolve, ma si accoglie.

    Cattive strategie è un quadro che parla di identità, auto-inganno e accettazione. Una riflessione visiva su quanto sia difficile – e umano – convivere con ciò che siamo, anche (e soprattutto) quando non ci somiglia affatto.

    L’opera diventa così il punto di arrivo di una consapevolezza e, al tempo stesso, l’inizio di un nuovo percorso: un’immagine che interroga lo sguardo, la memoria e l’essenza stessa dell’autoritratto.

  • Non disponibile

L’abisso 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • Con L’abisso, rappresento uno dei momenti più silenziosi e devastanti dell’esperienza umana: il risveglio nel vuoto, quel frammento sospeso in cui la giornata non è ancora iniziata, ma già ci fa sentire come in balia di un oceano interiore.

    L’opera trasforma un gesto quotidiano in una visione esistenziale: l’alzarsi dal letto diventa metafora della lotta per trovare senso, energia, direzione. In un mondo che impone efficienza e lucidità fin dalle prime ore del giorno, racconto invece la verità di chi si sveglia già stanco, già vinto, immerso in pensieri profondi che non offrono risposte, ma solo la sensazione di annegamento.

    L’abisso è un quadro che parla di profonda tristezza, alienazione, e di quella forma di pensiero ossessivo che si insinua con la luce del mattino e dilata ogni emozione, rendendola vastissima e inafferrabile. Non è solo un corpo a letto: è ogni essere umano che, almeno una volta, ha guardato il soffitto senza sapere perché esistere.

    L’abisso non cerca conforto, ma riconoscimento. È il ritratto di chi, prima ancora di iniziare il giorno, deve sopravvivere a sé stesso.

  • Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025

Labirinto 2025

olio e carboncino su tela 100 x 120 cm 39 3/8 x 47 1/4inches

2.800 €

  • “Si può scendere così in basso da confondere la risalita con una nuova discesa.”

    Con Labirinto, costruisco un’allegoria visiva del cambiamento esistenziale. Un'opera che rifiuta la narrativa lineare del miglioramento o della “guarigione” per dare invece forma a un percorso frammentato, incerto, fatto di deviazioni, soste e ritorni che non portano mai esattamente al punto di partenza, ma nemmeno a una meta riconoscibile.

    Le scale che popolano la scena non sono semplici elementi spaziali, ma architetture mentali, movimenti interiori che raccontano un'identità in continuo mutamento. Salire o scendere non è più rilevante: il senso si dissolve nei passaggi, nei gradini, nelle direzioni interrotte. L’opera si fa così specchio di un’esperienza comune eppure raramente rappresentata: quella del cambiamento come fatica, come smarrimento, come forma profonda di onestà verso sé stessi.

    In Labirinto, l’orientamento non è una conquista ma un’esperienza che si matura proprio nella perdita. È un invito ad abitare la complessità e accettare che la vera trasformazione spesso non ha direzione né fine, ma si compie nel semplice atto del cercare.

  • Non disponibile

Il fiume 2025

olio e carboncino su tela 120 x 100 cm 47 1/4 x 39 3/8 inches

2.800 €

  • In Il fiume do forma a quell’istante in cui la vita si rivela: breve, inatteso, quasi impercettibile. L’opera nasce dal desiderio di trattenere ciò che solitamente ci attraversa senza lasciarsi afferrare — il fluire continuo di incontri, gesti, scelte, presenze. Perché il fiume non chiede: prende. Trascina con sé esperienze, persone, parole dette, occasioni perse e atti compiuti; tutto scorre e si confonde nel movimento perpetuo del tempo e della società.

    Al centro emerge un unico soggetto che, pur guardando lo spettatore con quieta consapevolezza — come se per un breve frammento avesse colto il proprio essere parte di un tutto più grande — non si oppone alla corrente. Nel suo sguardo c’è la consapevolezza che tutto scorre e muta, anche quando non siamo in grado di trattenerlo. Il quadro è la traccia di quell’attimo in cui ci riconosciamo nel movimento universale, prima che la vita riprenda il suo fluire.

    Il fiume è quindi una riflessione sulla fragilità dell’istante e sulla nostra appartenenza al ritmo del mondo: un tentativo di rendere visibile ciò che, di solito, passa senza essere visto.

  • Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025

I tuoi occhi blu mi guardano fallire, ancora 2025

olio e carboncino su tela 90 x 120 cm 35 7/16 x 47 1/4 inches

2.700 €

  • Con I tuoi occhi blu mi guardano fallire, ancora, affronto una delle paure più profonde e meno raccontate: la consapevolezza di deludere chi ci ama e il senso di colpa nel ripeterlo nel tempo. Al centro della tela, due occhi vasti e penetranti — gli occhi di mio padre — fissano lo spettatore. Nei loro riflessi appare la figura sospesa di un uomo impiccato — me stesso —: non la rappresentazione di un evento, ma la materializzazione di una condizione.

    L’opera istituisce un dialogo tra chi osserva e chi è osservato. Gli occhi diventano metafora della famiglia, della società, dell’eredità emotiva che ci forma e ci trasforma. Il corpo riflesso non è un gesto finale, ma un simbolo ricorrente di auto-sabotaggio, fallimento e aspettative disattese. Sono io stesso, ma anche ogni individuo che abbia mai sperimentato la sensazione di “non essere abbastanza”.

    Il quadro vi porta davanti alla mia intimità più fragile, e lo fa con uno sguardo che non chiede perdono, ma comprensione.

  • Italia, Firenze, Emozioni d’Arte, Galleria d’arte La Zaffera, 20 dicembre 2025 - 10 gennaio 2026

    Italia, Firenze, Segni, OnArt Gallery, 22 novembre - 2 dicembre, 2025